faccio un pò di ordine nelle stanze della mia mente
scoprendo fogli nascosti e lettere protette dal buio..
scopro cunicoli inesplorati e spazi sconosciuti,
angoli protetti e ambienti ancora di nessuno..
una tempesta di sogni impedisce il mio lavoro
rallentando il semplice fluire dei miei pensieri..
trovo oceani di parole in cui rischio di annegare
e scivolo sul sangue di troppo lettere uccise dalla mia assenza..
cerco di scorgere quello che i miei occhi vedono
e capisco che sono ancora parole, altre parole..
questa volta però con una speranza:
nascere senza mai più morire.
povere parole..
impareranno mai a non fidarsi della mia mano?


Non credo, no. Le parole si affidano sempre alle nostre mani in modo fiducioso, abbandonandosi e sperando di essere utilizzate come chiavi per aprire chissà quali porte di chissà quali anime.
Ma ogni volta scivolano inutili sui fogli, sugli schermi, sugli occhi e non arrivano alla serratura.
Però loro si affidano, ci danno la piena fiducia, convinte loro stesse per prime che riusciremo prima o poi a comporle in fila nell’ordine corretto, a recitarle come una giusta formula per comunicare tutto quello che volevamo veramente dire… e nient’altro.
C’è molto da imparare dal coraggio delle parole.
è vero..
poverine!
non esiste coraggio più grande di quello delle parole!
in particolare le nostre
continuano a fidarsi consapevoli che prima o poi riusciranno ad aprire una grande porta