Peccati veniali
September 26, 2007 by misternemo
Eros, seduzione, incanto e soddisfazione. Siamo tutti ricercatori dell’appagamento, siamo tutti schiavi dei nostri sensi, ovunque e in ogni momento della nostra vita.
Anche oggi mi ritrovo a guardare dalla mia finestra e osservo, vedo la gente correre in cerca di una direzione, riesco a sentire il profumo dei loro movimenti e gustare il senso della loro inquietudine, vorrei percepire i loro pensieri per poterli toccare e con mani insicure trasmettere il mio desidero di possederli, tutto mentre attendo che arrivi lei.
Sono un cultore dei sensi, è chiaro, e solo da loro mi lascio accarezzare, colpire per nutrire la mia mente, le mie mani, i miei occhi, avidamente.
Nell’attesa metto un po’ di musica e preparo la stanza lasciando la porta socchiusa, arriverà a momenti. Il nostro è stato un incontro casuale, tra le strade che continuo a fissare, è come se le nostre anime fossero attratte da un’alchimia particolare.
Continuo ad osservare fuori, mentre il profumo di vaniglia avvolge la stanza, e la sento entrare, vedo la sua immagine nel vetro della finestra e tra i riflessi di luce la guardo mentre si spoglia, toglie lentamente il cappotto rosso, poggiandolo sulla poltrona accanto al letto, e mi guarda sbottonando con sensuale delicatezza la camicia bianca, consapevole della cupidigia del mio sguardo.
La gonna scivola per terra ed inizio a desiderare quel corpo ormai nudo. Mentre mi avvicino toglie dalla borsa un velo di seta rossa che custodisce qualcosa e me lo porge dicendomi: “stasera un fiore guiderà i tuoi sensi,sarai capace di possedermi?”.
Senza dare risposta prendo in mano la rosa gialla protetta dalla seta mentre lei col velo rosso mi avvolge gli occhi, sfiora le mie labbra con la sua lingua e dopo avermi tolto i vestiti mi guida sul letto. Un fremito di passione mi assale e stringo nella mano il gambo spinoso del fiore, la desidero violentemente, la voglio, non posso toccarla con mano, non posso vederla con gli occhi ma la mia mente avida sa di poterla possedere.
Con la rosa inizio a disegnare il suo corpo che prende vita nella mia testa, dalla pianta del piede salgo verso l’interno della coscia e proseguo su, circoscrivendo i suoi seni e accarezzando le labbra con quei petali gialli di cui si può soltanto essere gelosi.
Sensuali note di jazz guidano il movimento della mia mano e rendono quella rosa custode del desiderio di entrare nel suo corpo, sentirlo sul mio, toccare solo per un istante la sua bocca con le mia labbra. Puro sconvolgimento di sensi!
Uno scrittore nero sostiene che :” il jazz è la lingua di una donna infilata dritta in gola” e immagino baci, lingue che mi penetrano tutta la gola catturando il pensiero, oh! Sublime estasi!
Mi adagio sul tappeto di note decorato dai suoi ansimi costanti e profondi, avverto i fremiti del suo corpo e la immagino con gli occhi chiusi che allarga le gambe e allusiva si accarezza mentre la mia mano sinistra guida quel fiore dai petali gialli sfiorando senza pause la sua pelle ambrata.
Lei è tanto vicina da sentirne il fiato, il pulsare del sangue e da percepirne i pensieri.
Un profumo dalle movenze sinuose sconvolge la mia mente ma vengo improvvisamente attratto dal sapore che fuoriesce delle crepe del suo sesso.
Un desiderio di gridare di piacere, una voglia di eiaculare, sempre più insopportabile, mi pervadono.
Stringo forte la rosa, le cui spine si addentrano nella mia pelle invidiosa ed impotente e una calda goccia di sangue scivola per il braccio provocandomi una sensazione di intenso piacere quasi fosse una sua carezza.
Vorrei travolgerla con la mia brama di godimento, assaporare quelle curve sensuali e flessuose che lambiscono come acqua di mare la mia mente alimentando la mia fantasia.
Un gemito incontrollabile l’assale e la sua mano tesa percorre la mia schiena fino ai capelli, scioglie il velo di seta che cade esausto sul suo seno e il grande specchio vicino al letto mi rimanda l’immagine di un corpo sconosciuto ma posseduto, o solo sfiorato.
Con dolcezza, cerca la mia bocca, lambisce le mie labbra con le sue dita umide come volesse farsi perdonare e nello stesso silenzio di parole con cui è entrata si riveste e se ne va abbandonandomi mentre custodisco ancora in mano la rosa, unica testimone di quell’incantesimo erotico durato solo una notte.
Questa notte dormirò anche se ancora sento sulle dita l’odore ed il sapore del sesso e del sangue, ancora mi abbandono all’adrenalina orgasmica.
L’alba, ben presto, sbiancherà i vetri ma attenuate le mie ansie, le mie pulsioni, dormirò e domani mi getterò per le strade e fra le polveri, cercherò corpi sconosciuti su cui poter disegnare con la perfetta calligrafia dell’estasi.
Mi precipiterò per strada osservando, annusando, sfiorando, assaporando anime e gustare i loro più intimi desideri. Mi incamminerò, anima nuda, in cerca di altre anime nude.
Mi aggirerò sui marciapiedi nutrendo i miei sensi e stregato continuerò a cercare l’amore.

