E’ tanta la carta macchiata d’inchiostro, colpevole solo di conoscere e di aver vissuto ogni mio stato d’animo. Non è difficile dar vita alle proprie emozioni, riversare il proprio essere su di un foglio completamente nudo. Basta lasciar fare tutto alla propria mano per sporcare dei più infimi sentimenti lo spazio bianco che a te si è concesso. D’altronde la parola è sempre stata l’espressione della mia razionalità ma non è così per quello che un tempo ho scritto, divenuto, senza volerlo, la manifestazione della mia vulnerabilità.
Nella mia mentre infiniti pensieri si aggirano come fantasmi, guardiani di un’anima innocente, sempre libera di agire ma mai di poter cambiare le cose.
Cerco di dare forma a queste fumose parole ma ogni mia speranza viene dissipata da un’obbligata fiducia la quale in nessuno trova appiglio. Mi ritrovo però inevitabilmente a rivivere momenti che ho voluto cancellare, forse mettere da parte o meglio oscurare per non rendere chiari quei frammenti di vita che è impossibile dimenticare.
Perciò chiudo gli occhi e faccio buio dentro di me poiché solo nella mia pelle riesco ad incontrare brividi ed avvoltoi che frugano le celle dei miei ricordi. E’ come andare a caccia della mia inquietudine armato di rabbia e rancore, la cercherò in questa selva di sterpai fino a ché non ci troveremo faccia a faccia, mirerò e sparerò dietro ad ogni rumore, sparerò con tutto il piombo dell’oblio. Non importa se l’avrò viva o morta, la sniderò ovunque sia, le darò un nome, le concederò spazio perché voglio guardare nei suoi occhi anche solo per un attimo (comprendere).
Le mani iniziano a tremare e perdo di mira tutto quello che mi circonda, la sento dentro, percepisco il suo respiro ma rimane fuori bersaglio perchè mi sta sopra come una bestia umida.
Forse è una storia, o magari un dipinto di emozioni ma mi accorgo di quel silenzio che non riesco a far stare zitto, di quella bufera dentro di me che non riesco a controllare, né tanto meno placare.
Inizio a provare le sensazioni di quel tempo e ad agitarmi per quello che sto scrivendo. Mi ritrovo d’un tratto bambino, semplice e purtroppo non così ingenuo.
È come se vivessi alle falde di un vulcano sempre pronto ed eruttare e a soffocarti in un fiume di lava cocente, mentre tenti di cercare una via di fuga ma sai che in qualsiasi direzione non esiste scoglio a cui aggrapparti perché tutto è compromesso.
Ripensi a quel piccolo adulto che aspetta ormai rassegnato, vivendo sul filo della tensione mentre le fauci della paura, pronte ad inghiottirlo, sudano sangue. Rivedi la sua vita in brutta copia, rivivi con animo turbato l’attesa dell’improvviso male e avvolto da una tela di ragno trattieni il respiro nella speranza di uscire. È una realtà viscida e tu piangi! Piangi lacrime intrise di veleno.
Non è tanto la fine di un rapporto o lo sfaldarsi di una famiglia ma (quanto) le rovine che tutto questo ha lasciato dietro (di) me. Inizi ad odiare chi nulla ha mai patito, disprezzi chi crede nelle relazioni famigliari e chi è incapace di vivere lontano perché illuso di un legame eterno e dovuto.
Provo disgusto per quelle persone che hanno sempre qualcosa da insegnarti o critiche da farti e poi non hanno mai provato quelle sensazioni capaci col tempo di renderti indifferente a qualsiasi stimolo d’affetto. Non ho mai creduto nelle favole e credo sia sbagliato vivere la vita come se fosse tale. Vivere in determinate condizioni ed essere deluso da persone egoiste che pensano che tu non abbia occhi per vedere ed orecchie per sentire ti portano a reprimere ogni sentimento creando una corazza capace di proteggerti da qualsiasi emozione.
Spesso ti senti soffocato dal risentimento ma un figlio ama sempre un padre, lo fa mentre lo giudica e senza quasi mai perdonare finché gli scopre il segno di una lacrima e per la prima volta vede una persona e scorge dentro di lui un po’ di un altro uomo. Si vede sempre dove strappi via una pagina, e spesso lo fai perché è giusto che quel ricordo non viva più.
Sospiro, con gli occhi acquosi di tristezza mentre lacrime invisibili scavano cunicoli nel mio cuore fino ad inumidire le corde più profonde dell’essere.
Come nuvole, i miei pensieri scappano via spaventati dal pianto della mia mente, evocando un soffio di gelido vento perché li porti via, lontano da me.
Nessuna conclusione… soltanto accettazione della tua identità: spettro di te stesso, tra assillo e malinconia e nessuno tra le cui braccia abbandonarti!
Probabilmente sarà difficile capire anche per chi pensa di esserci riuscito, per chi ascoltando ha provato ad immaginare o per chi, addirittura, si sta chiedendo se quanto detto abbia un senso.
A questo punto provi a rileggere tutto e comprendi che sono solo parole al vento, schiocche lettere di chi non è capace di reagire, compromettenti scritti di chi non riconosce il potere assoluto della propria personalità. Sono come piume al vento, destinate a disperdersi senza mai più ritrovarsi.
male di me
September 4, 2007 by misternemo

